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Cupramontana: quando l'uva invade il paese e nasce il Verdicchio
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Cupramontana: quando l'uva invade il paese e nasce il Verdicchio

Redazione Expría5 MIN READ8 ottobre 2026

A Cupramontana l'autunno comincia quando l'uva lascia i filari. La Sagra dell'Uva racconta un paese, una vendemmia, un vino che profuma di collina.

C'è un odore preciso che annuncia l'autunno a Cupramontana, ed è quello del mosto che si mescola alla polvere delle strade. Non arriva dalle colline, arriva dentro il paese: carretti carichi di grappoli, casse di legno appoggiate sui gradini delle case, mani macchiate di viola che stringono altre mani. La Sagra dell'Uva di Cupramontana non è una fiera che celebra un prodotto da lontano: è il momento in cui l'intero paesaggio agricolo delle colline del Verdicchio entra in centro storico e si lascia toccare.

Dal 1° al 4 ottobre 2026 Cupramontana, in provincia di Ancona, torna a vivere la sua manifestazione più identitaria, giunta all'89ª edizione. Un numero che da solo racconta più di qualsiasi descrizione: generazioni di vendemmiatori, di famiglie di cantina, di ragazzi cresciuti tra i filari che ogni anno, puntualmente, tornano a riempire le strade del paese con cortei, degustazioni e quella convivialità che non si inventa a tavolino ma si tramanda.

La storia della Sagra dell'Uva tra vendemmia e identità collettiva

Non si conosce con precisione l'anno esatto in cui tutto cominciò, ma la continuità è ciò che colpisce di più: ottantanove edizioni significano un filo ininterrotto che attraversa decenni di cambiamenti, nuove tecniche di vinificazione, generazioni che si passano il testimone delle vigne. A Cupramontana il Verdicchio dei Castelli di Jesi non è un'etichetta da scaffale, è il risultato diretto di colline che si vedono dal centro del paese, di cantine spesso ancora a conduzione familiare, di gesti che si ripetono ogni settembre quando l'uva matura e chiede di essere raccolta.

La sagra nasce esattamente da questo momento fisico e concreto dell'anno agricolo: il passaggio dell'uva dai filari alle mani dei vendemmiatori. Per quattro giorni il paese smette di essere soltanto un luogo dove si produce vino e diventa il palcoscenico dove quel lavoro si racconta, si assaggia, si condivide con chi arriva da fuori e con chi, semplicemente, è cresciuto respirando quell'aria.

Il dettaglio che pochi notano durante la Sagra dell'Uva di Cupramontana

C'è un rovesciamento, in questi giorni, che vale la pena notare. Normalmente l'uva segue un percorso nascosto: dal filare alla cesta, dalla cesta al tino, dal tino alla cantina buia dove il vino riposa lontano da sguardi curiosi. Durante la sagra questo percorso si inverte completamente. Il raccolto non resta confinato tra le vigne o dietro le porte delle cantine: invade letteralmente il centro storico, diventa scenografia pubblica, si fa vedere, toccare, fotografare da chi normalmente il vino lo conosce solo imbottigliato.

È un dettaglio semplice ma carico di significato. Per qualche giorno l'uva smette di essere materia prima e diventa racconto collettivo, condiviso anche dalle nuove generazioni che magari non lavorano più direttamente la terra ma che in quei cortei, in quelle strade piene di grappoli, ritrovano un pezzo della propria storia familiare. Non è un caso che molte sagre italiane celebrino un prodotto finito; qui si celebra invece il momento esatto in cui quel prodotto ancora non esiste, in cui è solo promessa, lavoro, attesa.

Cosa aspettarsi tra degustazioni e tradizione agricola

Chi arriva a Cupramontana in questi giorni di ottobre trova un paese che non recita una parte turistica ma vive semplicemente la propria stagione più intensa. Degustazioni di Verdicchio nelle piazze, iniziative legate al mondo del vino, momenti che richiamano direttamente la tradizione agricola locale: tutto ruota attorno a un'unica, antica urgenza, quella di festeggiare la fine della vendemmia prima che l'inverno arrivi a chiudere il ciclo.

Non servono numeri enormi di partecipanti o cifre di produzione per capire il valore di questo appuntamento. Basta camminare tra le vie del centro nei primi giorni di ottobre, lasciarsi avvolgere dal vociare delle strade e dal profumo dolce e un po' acido del mosto, per capire che quella che sembra una semplice sagra di paese è in realtà il modo in cui una comunità intera brinda, ogni anno, alla propria terra.

Chi cerca un'esperienza autentica nelle Marche, lontana dai circuiti più battuti, farebbe bene a segnare queste date. Cupramontana non ha bisogno di essere raccontata: va semplicemente attraversata, un grappolo e un calice alla volta.

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Alla ricerca delle storie più affascinanti e dei volti autentici che custodiscono i segreti delle tradizioni marchigiane.